Dimensionale dicotomico

L’opera dimensionale dicotomico concepisce la scissione di un’entità in due parti che non necessariamente si escludano a vicenda, ma possono esistere in maniera complementare e possono lasciare spazio anche ad una terza parte (terzo includente e terzo trasverso). La dicotomia non è solo la suddivisione di un concetto in due categorie distinte (radicale divisione), ma può essere un tipo di ramificazione caratterizzato dalla divisione di un’entità in due elementi, ciascuno dei quali può a sua volta dividersi in due, continuando a bipartirsi all’infinito (Bernoulliana).

Dimensionale dicotomico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 70x90cm

Particolare


Dimensionale indeterminato

La collezione “Dimensionale indeterminato” contiene opere estroflesse di poligoni colorati ordinati, luce e ombra non del colore ma dei colori (un mondo nuovo inesplorato). Le opere estroflesse in genere hanno la tendenza a far si che le forme siano autonome dai colori ma non dal colore, i colori posso essere svariati ma sempre lo stesso per ogni quadro, bianco prevalentemente o anche altri colori. Si pensa che è sufficiente l’elemento figurativo della spinta in avanti dei punzoni per dare il senso del volume, dello spazio, delle ombre. Un limite è di trovare sulla tela, che è sempre la stessa, delle idee di mutamento di quello che rappresenti, anche in questo caso mutamento del supporto. La serie dimensionale indeterminato ha una infinità di varianti, mantenendo la stessa forma, l’opera cambia variando l’ordine delle cromie. Mi piace considerare questo lavoro, come opera ibrida. È un’opera estroflessa, sfrutta il supporto (punzoni) per registrare la luce. È un’opera astratta, la combinazione dei poligoni di colore attribuisce la forma astratta (percezione). È un’opera essenziale, il triangolo è la forma geometrica elementare con il minor numero di lati. È un’opera mosaico, la tassellatura dei triangoli di colore accostati e collocati nell’opera richiama la tecnica del mosaico (tradizione). È un’opera in equilibrio.

Dimensionale indeterminato, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 70x70cm

Dimensionale indeterminato, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 56×92 cm

Dimensionale indeterminato, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 66x60cm

Dimensionale indeterminato, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 60×60 cm

Dimensionale indeterminato, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 60×60

Dimensionale indeterminato, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 60×60 cm

Dimensionale indeterminato, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 60×60 cm

Particolare opera estroflessa cromatica

Particolare opera estroflessa cromatica

Particolare opera estroflessa cromatica

Particolare opera estroflessa cromatica


Dimensionale cromodinamico

La collezione “Dimensionale cromodinamico” comprende opere che si appropriano della tecnica dell’estroflessione per indagare e osservare la “multidimensionalità“. La tela finita dai suoi confini fisici è la rappresentazione di uno spazio relativamente infinito, lo spazio definito dell’opera descrive l’infinito e l’infinitesimo. Il supporto non è più bidimensionale, ma tridimensionale, volumi e forme (lunghezza, larghezza, profondità), e coglie la quarta dimensione, il tempo. Sono opere dinamiche, poiché esposte alla luce naturale, le ombre e la luce create dal supporto estroflesso cambiano, registrando la variabile tempo (componente che costituisce lo spazio-tempo quadridimensionale). La superficie viene violata non solo dalla luce, ma anche da segmenti e da poligoni colorati (cromodinamici). La scelta del colore dei poligoni è in parte random, viene lasciata al caso (poetica del caso), avviene con schemi di campionamento casuale semplice con ripetizione (colore da inserire) e senza ripetizione (sezione da colorare). Il triangolo bianco rappresenta i colori non considerati (ulteriori dimensioni) nella scelta iniziale della scala cromatica, il bianco è la somma dei colori (li contiene tutti) trasporta l’errore (stocasticità dell’opera). Mantenendo la stessa forma estroflessa e cambiando i poligoni colorati (con infinite possibili combinazioni) l’opera varia all’infinito. I poligoni di colore creano infinite sfumature autonome (infinitesimo cromatico) mediante la luce (cromodinamismo). Producono un punto massimo e minimo di luce e nel mezzo una infinità di sfumature, il punto di minimo e di massimo di luce è una dicotomia cromatica (vertici del triangolo). Le infinite sfumature nel mezzo del poligono tendono verso i vertici del triangolo senza toccarli mai, come se studiassimo il limite di una funzione che tende a zero (infinitesimo, forma indeterminata). Inoltre, i triangoli di colore variano la propria lunghezza d’onda e la propria frequenza, mediante la luce e la diversa disposizione nell’opera. I poligoni sono la sintesi di dimensioni multiple indagate e associate ai triangoli di colore dall’artefice ed entrano a far parte dell’opera, costituiscono la multidimensionalità (indagine fisica oltre la quarta dimensione).

Dimensionale cromodinamico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 70×70 cm

Dimensionale cromodinamico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 60×60

Dimensionale cromodinamico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 70×70 cm

Dimensionale cromodinamico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 60×60

Dimensionale cromodinamico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 70x70cm

Dimensionale cromodinamico, Acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 70×70 cm

Dimensionale multiplo, Acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 30×30 cm

Dimensionale cromodinamico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 60×60 cm

Dimensionale triangolare, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 50×50 cm

Dimensionale cromodinamico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 60×60 cm

Dimensionale cromodinamico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 70x100cm

Dimensionale multiplo, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 80×80 cm


Trasparenza dimensionale

La collezione “Trasparenza dimensionale” comprende opere che si appropriano della tecnica dell’estroflessione, è una evoluzione dell’estroflessione della tela riportata su tavola. La superficie viene violata non solo dalla luce, ma anche da segmenti e da poligoni colorati (cromodinamismo sotto l’estroflessione). I segmenti e i poligoni colorati al di sotto della tela estroflessa traslucida, sono la sintesi di dimensioni multiple (dal particolare verso il generale). L’opera evidenzia il vuoto degli spazi tra i poligoni colorati e la tela traslucida.

Trasparenza dimensionale, acrilico sotto tessuto traslucido estroflesso riportato su tavola, 60×60 cm

Trasparenza dimensionale, acrilico sotto tessuto traslucido estroflesso riportato su tavola, 50×87 cm

Trasparenza dimensionale, acrilico sotto tessuto traslucido estroflesso riportato su tavola, 70×70 cm

Trasparenza dimensionale, acrilico sotto tessuto estroflesso riportato su tavola, 70×100 cm

Trasparenza dimensionale, acrilico sotto tessuto traslucido estroflesso riportato su tavola, 40×40 cm

Trasparenza dimensionale, acrilico sotto tessuto traslucido estroflesso riportato su tavola, 70×70 cm

Particolare

Particolare

Particolare

Trasparenza dimensionale, acrilico sotto tessuto estroflesso riportato su tavola, 25×25 cm

Particolare

Trasparenza dimensionale, acrilico sotto tessuto estroflesso riportato su tavola, 70×70 cm

Particolare

Particolare

Trasparenza dimensionale, acrilico sotto tessuto estroflesso riportato su tavola, 80×80 cm

Trasparenza dimensionale, inchiostro di china sotto tessuto estroflesso riportato su tavola, 60×60 cm


Codice cromatico

La collezione “Codice multiplo” comprende opere che trasportano un linguaggio meccanico sviluppato nel 1874, il Codice Baudot.  Questo codice fu utilizzato nelle telescriventi per molti decenni, per essere poi soppiantato dai sistemi EBCDIC e ASCII.

Il codice Baudot introduce una semplificazione importante: i simboli utilizzati sono soltanto due, sistema di codifica binario. Ogni carattere viene codificato nel codice Baudot con una sequenza di 5 bit e un nastro di carta veniva forato (si legge in senso verticale). L’opera trasporta un linguaggio nello spazio (tridimensionalismo) e nel tempo (quarta dimensione, componente che costituisce lo spazio-tempo quadridimensionale). I poligoni colorati estroflessi, lavorano nel cromodinamico, rappresentano il multidimensionalismo (multi spazio, oltre la quarta dimensione) di una condizione specifica attraverso il linguaggio. Domina nella rappresentazione la realtà delle diverse dimensioni impalpabili di una condizione.

HdueO, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 70×90 cm

Smog, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 80×80 cm

Global, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 80×80 cm

Atomic, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 70×90


Linguaggio dicotomico

Le relazioni personali fisiche e sociali sono state rimpiazzate da quelle elettroniche e virtuali. Le relazioni umane navigano in un sistema astratto tecnologico e l’individuo viene trasformato in codice alfanumerico. Il codice binario è un sistema numerico di base 2, utilizza solo due simboli 0 e 1, linguaggio macchina.

Nel sistema astratto tecnologico il sistema binario è utilizzato per la rappresentazione interna dell’informazione. Oggi l’informazione è l’azione di ogni singolo individuo che interagisce nel web e con il mondo tecnologico. Tutto ciò é un universo parallelo, astratto ed invisibile, di codici binari che trasportano l’informazione. Mi affascina che la parola, il pensiero, la frase ha una combinazione univoca di quadrati colorati complementari dicotomici (binari).

Visivamente l’opera astratta trasporta un messaggio e rende visibile e percettibile le varie combinazioni univoche dei termini rappresentati.

Peace, acrilico su tavola, 32×62 cm

DISCRIMINATION, acrilico su tavola, 70×50 cm


Segmentazioni

La superficie del supporto, diventa essa stessa pittura. Una pittura basica, dove il colore non è più in grado di fornire tracce, solo il segno si concretizza nel colore. Il segno è in grado di fornire tracce formali per la comprensione del conflitto tra immagine e astrazione, tra visibile ed invisibile. Le forme, le linee, i segni geometricamente definiti, sono fissati alla bidimensionalità del piano nella ricerca della tridimensionalità, e mostrano come sono radicati ad ogni possibile struttura e sottostruttura concepita.

Segmentazioni, tecnica mista su tela, 100x70cm

Segmentazioni, tecnica mista su tela, 70x50cm

Segmentazioni, tecnica mista su tela, 70x50cm


Opere multivarie in mostre internazionali disponibili

Dipinti della collezione Opere Multivarie nel bidimensionale in mostre internazionali disponibili.

 

01 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, 70x50cm

02 - "Senza titolo", 2019, tecnica mista su tela, 70x50cm

03 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, 70x50cm

04 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, 70x50cm

05 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, 70x50cm

06 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, 70x50cm

07 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, 70x50cm

 

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08 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, 100x70cm

09 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, 100x70cm

10 - "Poligonale", 2019, tecnica mista su tela, 100x70cm

11 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, 100x70cm


La multivariarte

La mia visione dell’arte risulta essere un momento che mi sta veramente a cuore, che voglio trasportare in queste poche righe per condividere la multivariarte. Questa riflessione, dipende in modo significativo dalle mie esperienze di vita e da studi di approccio prettamente scientifico incrociati con studi umanistici. Tutta la matassa che voglio proporvi è una forza accattivante che mi porta con il corpo, la mente e l’anima a realizzare un pensiero, tenendo conto di elementi che fanno tesoro di individui e menti pensanti vissute, e hanno scritto e svolto la storia dell’arte moderna. Non bisogna inoltre sottovalutare che nella nostra epoca si sviluppano scienze autonome che realizzano approcci innovativi impensabili rispetto a pochi anni fa, che diventano in parte un aspetto metaforico della  riflessione. Questo momento culturale artistico prende forma, semplicemente inglobando alcuni pensieri, riflessioni, esperienze e storie di movimenti artistici esistiti più recenti a noi osservando con sguardo innocente alla evoluzione scientifica dei nostri tempi, trovando una linea di osservazione tra arte e scienza, che probabilmente soddisfa la parte di approccio scientifico che è in me. C’è da sottolineare che la storia dell’arte ha svolto il suo percorso naturale stimolata dal suo contesto morfologico, geografico, politico, sociale, economico, religioso, culturale, intuitivo (artista, mercato) in ogni tempo. Vasilij Kandinskij scrisse “ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso è madre dei suoi sentimenti”, ma non voglio certamente dilungarmi su questo, poiché ci sono molti scritti che approfondiscono l’arte dalle origini ad oggi, voglio solo dire che viviamo la nostra epoca, molto più evoluta e che l’arte contemporanea in evoluzione, deve sforzarsi di mettere in evidenza, considerando anche in modo primario e fondamentale, come fonte basilare l’arte che ha scritto la storia dell’arte. Oggi percepisco, tenendo conto dei fattori del macro e del micro cosmo artistico e scientifico, di vivere in un’epoca basata non solo sulle cose materiali e immateriali, ma sulla frenesia, sulla rapidità, sulla transizione. E’ l’epoca oramai basata, sempre di più, su una realtà che sfugge che porta l’uomo e l’umanità occidentale a vivere in modo illusorio la propria vita in relazione alle vite altrui: si percepisce veramente il senso del latente, il non toccabile, l’invisibile, il virtuale e il multimediale. Le cose che crediamo più banali, oggi, influenzano profondamente ognuno di noi, e inconsapevolmente ci portano ad avere un comportamento spontaneo non esclusivo o originale, ma comune indotto dal sistema vissuto. Una miriade di persone al tempo d’oggi svolge in modo automatico gesti, comportamenti e operazioni non sapendo o non chiedendosi neanche il perché. Gli individui vengono influenzati da meccanismi, momenti e variabili dirette e indirette durante le attività giornaliere, profondamente anche dal mondo virtuale, da Internet, dal Web, dal multimediale, immersi nel sistema societario, correlato da una moltitudine di fattori. In tutta la nostra giornata eterogenea nella durata, ma quasi omogenea nel vissuto, convergono componenti diversi tra di loro, che definiscono la multidimensionalità. La multivariarte artistica, vuole mettere in evidenza anche, in parte, questi fattori virtuali astratti che influenzano l’uomo o i sistemi inventati dall’uomo, fattori invisibili, non palpabili, ma che si sentono, che toccano la nostra esistenza. Se riflettiamo e valutiamo le variabili che non hanno durevolezza, che ci colpiscono in modo profondo, e se evidenziamo soprattutto le relazioni che intercorrono tra l’uomo e la società, tra l’uomo e nell’uomo, tra l’uomo e l’universo interiore e tra l’uomo e l’universo, di cui siamo parte integrante e inscindibile, stiamo solo evidenziando quello che vuole essere la multivariarte. L’intuizione è rendere il non reale, percepito nelle sue diverse relazioni e dimensioni, reale, incrociato con il tridimensionalismo visibile e il multidimensionalismo vissuto dall’uomo tramite l’arte, lavorando e realizzando un’opera d’arte su un supporto basato su un piano (bidimensionalismo) e su un supporto basato su un piano estroflesso (tridimensionalismo). Bisogna, inoltre, distinguere il bidimensionale che è il campo, rispetto al tridimensionale che è lo spazio e rispetto al multidimensionale, che è in parte non rappresentabile. La forma che si vuole rappresentare è circondata da una forza che parte dal mondo, che qualifichiamo realtà e viene percepita come sensi, sviluppati dalla nostra coscienza e trasportati su una superficie. La forma che prende vita nel bidimensionale è

immobile, ma che risulta avere una sua vita e una sua anima data dal suo artefice. Queste forme vivono in uno spazio e senza le forme lo spazio non vivrebbe e viceversa, e non esisterebbero le forme e lo spazio senza il multi-spazio. La nostra vita che è in relazione alle forme e allo spazio fa diventare vive le forme e lo spazio che lo anima. Infatti, non possiamo dire che lo spazio tridimensionale rappresentato sia lo stesso di quello vissuto, tra questi due spazi, quello reale ed illusorio, vi sono chiaramente molte similitudini e anche molte differenze, in effetti sono tutti e due realtà, ma anche finzioni. Ricordiamoci che non viviamo il puro adimensionalismo, il deterministico, ma viviamo l’incertezza della vita, il non deterministico, dove esistono variabili, che formano e dirigono la tendenza della nostra giornata, i nostri sentimenti, la società e qualsiasi fenomeno nel mondo e nell’universo, che meritano di essere osservate e donate tramite la rappresentazione artistica.

“quante volte programmiamo una giornata è non va mai come programmata?”

Dietro le linee, i poligoni, i colori e materiali utilizzati, desidero portare avanti una considerazione e applicazione di un pensiero, che nel bidimensionalismo e nel tridimensionalismo (estroflessione) si avvicina in modo approssimativo al superamento della non rappresentatività di più dimensioni della nostra realtà, della nostra vita vissuta (l’uomo) in relazione alla nostra epoca. Voglio rappresentare fattori, componenti, eventi, variabili, che danno forma a diverse dimensioni vissute di ogni individuo, che vive la sua esistenza incrociata con il sistema artificiale inventato dall’uomo o il sistema inventato dalla natura, il tutto in evoluzione o in devoluzione, per entrare a far parte dell’intima essenza della verità delle diverse dimensioni in modo estetico, imitando la vita tramite l’arte. Un passo importante e inconsueto è che si realizzano opere che superano la loro limitatezza bidimensionale e tridimensionale mantenendo sempre la piacevolezza della manualità. Considerando l’arte del futuro del III millennio, come la video arte (immagine bidimensionale che si dilata nel tempo), l’arte digitale, i net artisti (collettività aperta all’altro tramite internet) che vogliono trovare un connubio tra arte, scienza, tecnologia e pubblico; voglio mantenere, anche, la manualità della realizzazione dell’opera. Nam June Paik disse nel 1965:  “Come la tecnica del collage ha rimpiazzato la pittura a olio, allo stesso modo il tubo a raggi catodici rimpiazzerà la tela, un giorno gli artisti lavoreranno con i condensatori, le resistenze i semiconduttori come oggi lavorano con i pennelli, i violini e i materiali vari”. Personalmente seguo e rispetto queste forme espressive artistiche (che grazie al dadaismo e fluxus hanno aperto strade alle attuali sperimentazioni tecnologiche), ci sono artisti che si sforzano e riescono a far diventare una cosa sola la sperimentazione artistica e la ricerca tecnico-scientifica. Quando dico che nella limitatezza del supporto bidimensionale e tridimensionale si va oltre il supporto, intendo dire che la multivariarte trova un punto di incontro anche con la scienza, osservando il mondo di oggi e l’arte del passato, mettendole in relazione. Immagino l’artista intermediario tra la multivariarte e l’individuo spettatore, un artista che si impadronisce, tramite l’osservazione diretta di un metodo artistico e di una riflessione da rappresentare, unendo l’esperienza della propria soggettività all’oggettività delle cose, rinvenendo gli elementi contrari della visione e tramandando un messaggio che personifica l’interiorità dell’uomo influenzata da fattori esterni invisibili nel tempo che passa. Rendere reale ciò che non è reale, l’individuazione delle cose e l’analisi dei movimenti della coscienza. L’artista indaga e svolge una funzione di investigatore. Immagino un artista che guarda anche il prossimo come fonte di idee e di informazioni artistiche, che mette in relazione l’osservazione e la comunicazione, imitando la vita tramite l’arte, per comprendere alcuni aspetti e caratteristiche della nostra realtà, per definire lo stile del tempo. Un’estetica della modernità basata su quella della società globalizzata, dei muri, di Internet e della leggenda. Una estetica che si esprime con la manualità dell’opera d’arte, che trasforma l’artista in un indagatore e l’opera nella sintesi delle diverse dimensioni multiple tra spazio e tempo vissuto in relazione alla nostra vita.


Superfici da dipingere

È una fase della realizzazione dell’opera che sta nel mezzo dell’esecuzione della stessa, la struttura successivamente verrà ricoperta dall’imprimitura e dal fondo del colore. Mi piace mostrare la struttura sottostante dell’opera prima che scompaia al di sotto del colore. E’ la negazione della matrice.


Superfici

Opere monocrome, la pura superficie del supporto, diventa essa stessa pittura, semplicità assoluta, essenzialismo. Una pittura basica,  dove il segno si concretizza nel monocromo.

Segmentazioni, tecnica mista, 70×50 cm

Trama, tecnica mista, 50×40 cm

Striature, tecnica mista, 70×50 cm

Trama, tecnica mista, 50×70 cm

Striature, tecnica mista, 70×50 cm

Traccie, tecnica mista, 70×50 cm

Segmentazioni, tecnica mista, 70×50 cm

Tessitura intrecciata fitta di segni incisi


Segmenti

Segmenti, tecnica mista su tela, 100x70cm

Segmenti, tecnica mista su tela, 100x70cm

Segmenti, tecnica mista su tela, 50x70cm

Segmenti, tecnica mista su tela, 70x50cm