Dimensionale cromodinamico

Indagare e osservare la multidimensionalità, dove il piano finito dell’opera d’arte si scontra con lo spazio infinito. La struttura è in continuo movimento estroflesso e la terza dimensione raggiunge la sua piena evoluzione registrando la variabile del tempo quadridimensionale. L’impianto della composizione geometrica, alla base di questo ciclo artistico, si regola attraverso l’equilibrio della poetica del caso e della ripetizioni dei colori che possono generare soluzioni infinite in uno spazio apparentemente finito, capace però di accogliere infinitesime soluzioni. Pier Paolo crea sintesi e nello stesso tempo sviluppa una composizione ordinatamente complessa dove il colore prende forma e conquista spazio sull’opera.

Roberto Sottile

 

Dimensionale cromodinamico, 2018, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 70×70

 

Metodologia

La collezione “Dimensionale cromodinamico” comprende opere che si appropriano della tecnica dell’estroflessione per indagare e osservare la “multidimensionalità“. La tela finita dai suoi confini fisici è la rappresentazione di uno spazio relativamente infinito, lo spazio definito dell’opera descrive l’infinito e l’infinitesimo. Il supporto non è più bidimensionale, ma tridimensionale, volumi e forme (lunghezza, larghezza, profondità), e coglie la quarta dimensione, il tempo. Sono opere dinamiche, poiché esposte alla luce naturale, le ombre e la luce create dal supporto estroflesso cambiano, registrando la variabile tempo (componente che costituisce lo spazio-tempo quadridimensionale). La superficie viene violata non solo dalla luce, ma anche da segmenti e da poligoni colorati (cromodinamici). La scelta del colore dei poligoni è in parte random, viene lasciata al caso (poetica del caso), avviene con schemi di campionamento casuale semplice con ripetizione (colore da inserire) e senza ripetizione (sezione da colorare). Il triangolo bianco rappresenta i colori non considerati (ulteriori dimensioni) nella scelta iniziale della scala cromatica, il bianco è la somma dei colori (li contiene tutti) trasporta l’errore (stocasticità dell’opera). Mantenendo la stessa forma estroflessa e cambiando i poligoni colorati (con infinite possibili combinazioni) l’opera varia all’infinito. I poligoni di colore creano infinite sfumature autonome (infinitesimo cromatico) mediante la luce (cromodinamismo). Producono un punto massimo e minimo di luce e nel mezzo una infinità di sfumature, il punto di minimo e di massimo di luce è una dicotomia cromatica (vertici del triangolo). Le infinite sfumature nel mezzo del poligono tendono verso i vertici del triangolo senza toccarli mai, come se studiassimo il limite di una funzione che tende a zero (infinitesimo, forma indeterminata). Inoltre, i triangoli di colore variano la propria lunghezza d’onda e la propria frequenza, mediante la luce e la diversa disposizione nell’opera. I poligoni sono la sintesi di dimensioni multiple indagate e associate ai triangoli di colore dall’artefice ed entrano a far parte dell’opera, costituiscono la multidimensionalità (indagine fisica oltre la quarta dimensione).

 

Dimensionale cromodinamico, 2018, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 60×60 cm

Dimensionale cromodinamico, 2018, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 70×70

Dimensionale cromodinamico, 2018, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 60×60

Dimensionale multiplo, 2018, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 30×30

Dimensionale cromodinamico, 2018, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 60×60

Dimensionale cromodinamico, 2018, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 60×60

Dimensionale cromodinamico, 2018, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 60×60


Trasparenza dimensionale

La superficie estroflessa viene violata nella sua forma e struttura. L’opera è nuda, e nello stesso tempo risanata grazie alla luce che avvolge lo spazio. I poligoni comunicano al di sotto della tela estroflessa riducendo lo spazio reale, non esiste più il vuoto e l’assenza ma la profondità riempita dalla radiazione luminosa, e dall’esperienza illusoria del colore, che assorbe le infinite sfumature. Ciò che concepiamo come trasparente nella realtà oggettiva diventa soggettivamente una dimensione piena di reali e incorporee elementi.

Roberto Sottile

 

Trasparenza dimensionale, 2019, acrilico sotto tessuto traslucido estroflesso riportato su tavola, cm 60×60

 

Metodologia

La collezione “Trasparenza dimensionale” comprende opere che si appropriano della tecnica dell’estroflessione, è una evoluzione dell’estroflessione della tela riportata su tavola. La superficie viene violata non solo dalla luce, ma anche da segmenti e da poligoni colorati (cromodinamismo sotto l’estroflessione). I segmenti e i poligoni colorati al di sotto della tela estroflessa traslucida, sono la sintesi di dimensioni multiple (dal particolare verso il generale). L’opera evidenzia il vuoto degli spazi tra i poligoni colorati e la tela traslucida.

 

Trasparenza dimensionale, 2018, acrilico sotto tessuto traslucido estroflesso riportato su tavola, cm 50×87

Trasparenza dimensionale, 2018, acrilico sotto tessuto traslucido estroflesso riportato su tavola, cm 70×70

Trasparenza dimensionale, 2018, acrilico sotto tessuto traslucido estroflesso riportato su tavola, cm 40×40

Particolare

Particolare

Particolare

Trasparenza dimensionale, 2017, acrilico sotto tessuto estroflesso riportato su tavola, cm 80×80

Trasparenza dimensionale, 2017, inchiostro di china sotto tessuto estroflesso riportato su tavola, cm 60×60

Trasparenza dimensionale, 2018, acrilico sotto tessuto traslucido estroflesso riportato su tavola, cm 70×70

Particolare


Codice cromatico

L’opera estroflessa si disintegra e semplifica nello stesso tempo, attraverso il codice Baudot dove i simboli utilizzati sono solo due grazie ad un sistema di codifica binario. Ciò che si genera sono diversi istanti che Pier Paolo comprende e gestisce. Il codice, che si sviluppa in maniera ciclica, diventa linguaggio, scrittura visiva che grazie al colore e all’assenza del colore stesso da vita all’alfabeto spazio-tempo superando quella condizione tridimensionale grazie ai poligoni che conquistano spazi assegnati e distanze definite.

Roberto Sottile

 

Particulates, 2020, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 60×120

 

Metodologia

La collezione “Codice multiplo” comprende opere che trasportano un linguaggio meccanico sviluppato nel 1874, il Codice Baudot.  Questo codice fu utilizzato nelle telescriventi per molti decenni, per essere poi soppiantato dai sistemi EBCDIC e ASCII.

Il codice Baudot introduce una semplificazione importante: i simboli utilizzati sono soltanto due, sistema di codifica binario. Ogni carattere viene codificato nel codice Baudot con una sequenza di 5 bit e un nastro di carta veniva forato (si legge in senso verticale). L’opera trasporta un linguaggio nello spazio (tridimensionalismo) e nel tempo (quarta dimensione, componente che costituisce lo spazio-tempo quadridimensionale). I poligoni colorati estroflessi, lavorano nel cromodinamico, rappresentano il multidimensionalismo (multi spazio, oltre la quarta dimensione) di una condizione specifica attraverso il linguaggio. Domina nella rappresentazione la realtà delle diverse dimensioni impalpabili di una condizione.

COVID19, 2020, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 60×80

Smog, 2017, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 80×80

HdueO, 2018, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 70×90

Atomic, 2018, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 70×90

Plastic, 2019, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 60×80

Freedom, 2019, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, cm 60×80


Segmentazioni

La superficie del supporto, diventa essa stessa pittura. Una pittura basica, dove il colore non è più in grado di fornire tracce, solo il segno si concretizza nel colore. Il segno è in grado di fornire tracce formali per la comprensione del conflitto tra immagine e astrazione, tra visibile ed invisibile. Le forme, le linee, i segni geometricamente definiti, sono fissati alla bidimensionalità del piano nella ricerca della tridimensionalità, e mostrano come sono radicati ad ogni possibile struttura e sottostruttura concepita.

Segmentazioni, 2017, tecnica mista su tela, cm 100×70

Segmentazioni, 2016, tecnica mista su tela, cm 70×50

Segmentazioni, 2016, tecnica mista su tela, cm 70×50


Opere multivarie in mostre internazionali disponibili

Dipinti della collezione Opere Multivarie nel bidimensionale in mostre internazionali disponibili.

 

01 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, cm 70x50

02 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, cm 60x60

03 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, cm 70x50

04 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, cm 70x50

05 - "Senza titolo", 2019, tecnica mista su tela, cm 70x50

06 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, cm 70x50

07 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, cm 70x50

 

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8 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, cm 80x80

9 - "Poligonali", 2019, tecnica mista su tela, cm 80x80


La multivariarte

La mia visione dell’arte risulta essere un momento che mi sta veramente a cuore, che voglio trasportare in queste poche righe per condividere la multivariarte. Questa riflessione, dipende in modo significativo dalle mie esperienze di vita e da studi di approccio prettamente scientifico incrociati con studi umanistici. Tutta la matassa che voglio proporvi è una forza accattivante che mi porta con il corpo, la mente e l’anima a realizzare un pensiero, tenendo conto di elementi che fanno tesoro di individui e menti pensanti vissute, e hanno scritto e svolto la storia dell’arte moderna. Non bisogna inoltre sottovalutare che nella nostra epoca si sviluppano scienze autonome che realizzano approcci innovativi impensabili rispetto a pochi anni fa, che diventano in parte un aspetto metaforico della  riflessione. Questo momento culturale artistico prende forma, semplicemente inglobando alcuni pensieri, riflessioni, esperienze e storie di movimenti artistici esistiti più recenti a noi osservando con sguardo innocente alla evoluzione scientifica dei nostri tempi, trovando una linea di osservazione tra arte e scienza, che probabilmente soddisfa la parte di approccio scientifico che è in me. C’è da sottolineare che la storia dell’arte ha svolto il suo percorso naturale stimolata dal suo contesto morfologico, geografico, politico, sociale, economico, religioso, culturale, intuitivo (artista, mercato) in ogni tempo. Vasilij Kandinskij scrisse “ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso è madre dei suoi sentimenti”, ma non voglio certamente dilungarmi su questo, poiché ci sono molti scritti che approfondiscono l’arte dalle origini ad oggi, voglio solo dire che viviamo la nostra epoca, molto più evoluta e che l’arte contemporanea in evoluzione, deve sforzarsi di mettere in evidenza, considerando anche in modo primario e fondamentale, come fonte basilare l’arte che ha scritto la storia dell’arte. Oggi percepisco, tenendo conto dei fattori del macro e del micro cosmo artistico e scientifico, di vivere in un’epoca basata non solo sulle cose materiali e immateriali, ma sulla frenesia, sulla rapidità, sulla transizione. E’ l’epoca oramai basata, sempre di più, su una realtà che sfugge che porta l’uomo e l’umanità occidentale a vivere in modo illusorio la propria vita in relazione alle vite altrui: si percepisce veramente il senso del latente, il non toccabile, l’invisibile, il virtuale e il multimediale. Le cose che crediamo più banali, oggi, influenzano profondamente ognuno di noi, e inconsapevolmente ci portano ad avere un comportamento spontaneo non esclusivo o originale, ma comune indotto dal sistema vissuto. Una miriade di persone al tempo d’oggi svolge in modo automatico gesti, comportamenti e operazioni non sapendo o non chiedendosi neanche il perché. Gli individui vengono influenzati da meccanismi, momenti e variabili dirette e indirette durante le attività giornaliere, profondamente anche dal mondo virtuale, da Internet, dal Web, dal multimediale, immersi nel sistema societario, correlato da una moltitudine di fattori. In tutta la nostra giornata eterogenea nella durata, ma quasi omogenea nel vissuto, convergono componenti diversi tra di loro, che definiscono la multidimensionalità. La multivariarte artistica, vuole mettere in evidenza anche, in parte, questi fattori virtuali astratti che influenzano l’uomo o i sistemi inventati dall’uomo, fattori invisibili, non palpabili, ma che si sentono, che toccano la nostra esistenza. Se riflettiamo e valutiamo le variabili che non hanno durevolezza, che ci colpiscono in modo profondo, e se evidenziamo soprattutto le relazioni che intercorrono tra l’uomo e la società, tra l’uomo e nell’uomo, tra l’uomo e l’universo interiore e tra l’uomo e l’universo, di cui siamo parte integrante e inscindibile, stiamo solo evidenziando quello che vuole essere la multivariarte. L’intuizione è rendere il non reale, percepito nelle sue diverse relazioni e dimensioni, reale, incrociato con il tridimensionalismo visibile e il multidimensionalismo vissuto dall’uomo tramite l’arte, lavorando e realizzando un’opera d’arte su un supporto basato su un piano (bidimensionalismo) e su un supporto basato su un piano estroflesso (tridimensionalismo). Bisogna, inoltre, distinguere il bidimensionale che è il campo, rispetto al tridimensionale che è lo spazio e rispetto al multidimensionale, che è in parte non rappresentabile. La forma che si vuole rappresentare è circondata da una forza che parte dal mondo, che qualifichiamo realtà e viene percepita come sensi, sviluppati dalla nostra coscienza e trasportati su una superficie. La forma che prende vita nel bidimensionale è

immobile, ma che risulta avere una sua vita e una sua anima data dal suo artefice. Queste forme vivono in uno spazio e senza le forme lo spazio non vivrebbe e viceversa, e non esisterebbero le forme e lo spazio senza il multi-spazio. La nostra vita che è in relazione alle forme e allo spazio fa diventare vive le forme e lo spazio che lo anima. Infatti, non possiamo dire che lo spazio tridimensionale rappresentato sia lo stesso di quello vissuto, tra questi due spazi, quello reale ed illusorio, vi sono chiaramente molte similitudini e anche molte differenze, in effetti sono tutti e due realtà, ma anche finzioni. Ricordiamoci che non viviamo il puro adimensionalismo, il deterministico, ma viviamo l’incertezza della vita, il non deterministico, dove esistono variabili, che formano e dirigono la tendenza della nostra giornata, i nostri sentimenti, la società e qualsiasi fenomeno nel mondo e nell’universo, che meritano di essere osservate e donate tramite la rappresentazione artistica.

“quante volte programmiamo una giornata è non va mai come programmata?”

Dietro le linee, i poligoni, i colori e materiali utilizzati, desidero portare avanti una considerazione e applicazione di un pensiero, che nel bidimensionalismo e nel tridimensionalismo (estroflessione) si avvicina in modo approssimativo al superamento della non rappresentatività di più dimensioni della nostra realtà, della nostra vita vissuta (l’uomo) in relazione alla nostra epoca. Voglio rappresentare fattori, componenti, eventi, variabili, che danno forma a diverse dimensioni vissute di ogni individuo, che vive la sua esistenza incrociata con il sistema artificiale inventato dall’uomo o il sistema inventato dalla natura, il tutto in evoluzione o in devoluzione, per entrare a far parte dell’intima essenza della verità delle diverse dimensioni in modo estetico, imitando la vita tramite l’arte. Un passo importante e inconsueto è che si realizzano opere che superano la loro limitatezza bidimensionale e tridimensionale mantenendo sempre la piacevolezza della manualità. Considerando l’arte del futuro del III millennio, come la video arte (immagine bidimensionale che si dilata nel tempo), l’arte digitale, i net artisti (collettività aperta all’altro tramite internet) che vogliono trovare un connubio tra arte, scienza, tecnologia e pubblico; voglio mantenere, anche, la manualità della realizzazione dell’opera. Nam June Paik disse nel 1965:  “Come la tecnica del collage ha rimpiazzato la pittura a olio, allo stesso modo il tubo a raggi catodici rimpiazzerà la tela, un giorno gli artisti lavoreranno con i condensatori, le resistenze i semiconduttori come oggi lavorano con i pennelli, i violini e i materiali vari”. Personalmente seguo e rispetto queste forme espressive artistiche (che grazie al dadaismo e fluxus hanno aperto strade alle attuali sperimentazioni tecnologiche), ci sono artisti che si sforzano e riescono a far diventare una cosa sola la sperimentazione artistica e la ricerca tecnico-scientifica. Quando dico che nella limitatezza del supporto bidimensionale e tridimensionale si va oltre il supporto, intendo dire che la multivariarte trova un punto di incontro anche con la scienza, osservando il mondo di oggi e l’arte del passato, mettendole in relazione. Immagino l’artista intermediario tra la multivariarte e l’individuo spettatore, un artista che si impadronisce, tramite l’osservazione diretta di un metodo artistico e di una riflessione da rappresentare, unendo l’esperienza della propria soggettività all’oggettività delle cose, rinvenendo gli elementi contrari della visione e tramandando un messaggio che personifica l’interiorità dell’uomo influenzata da fattori esterni invisibili nel tempo che passa. Rendere reale ciò che non è reale, l’individuazione delle cose e l’analisi dei movimenti della coscienza. L’artista indaga e svolge una funzione di investigatore. Immagino un artista che guarda anche il prossimo come fonte di idee e di informazioni artistiche, che mette in relazione l’osservazione e la comunicazione, imitando la vita tramite l’arte, per comprendere alcuni aspetti e caratteristiche della nostra realtà, per definire lo stile del tempo. Un’estetica della modernità basata su quella della società globalizzata, dei muri, di Internet e della leggenda. Una estetica che si esprime con la manualità dell’opera d’arte, che trasforma l’artista in un indagatore e l’opera nella sintesi delle diverse dimensioni multiple tra spazio e tempo vissuto in relazione alla nostra vita.


Superfici da dipingere

È una fase della realizzazione dell’opera che sta nel mezzo dell’esecuzione della stessa, la struttura successivamente verrà ricoperta dall’imprimitura e dal fondo del colore. Mi piace mostrare la struttura sottostante dell’opera prima che scompaia al di sotto del colore. E’ la negazione della matrice.


Superfici

Opere monocrome, la pura superficie del supporto, diventa essa stessa pittura, semplicità assoluta, essenzialismo. Una pittura basica,  dove il segno si concretizza nel monocromo.

Segmentazioni, 2016, tecnica mista su tela, cm 70×50

Trama, 2016, tecnica mista su tela, cm 50×40

Striature, 2016, tecnica mista su tela, cm 70×50

Trama, 2016, tecnica mista su tela, cm 50×70

Striature, 2016, tecnica mista su tela, cm 70×50

Traccie, 2016, tecnica mista su tela, cm 70×50

Segmentazioni, 2016, tecnica mista su tela, cm 70×50

Tessitura intrecciata fitta di segni incisi


Segmenti

Segmenti, 2015, tecnica mista su tela, cm 100×70

Segmenti, 2014, tecnica mista su tela, cm 100×70

Segmenti, 2014, tecnica mista su tela, cm 50×70

Segmenti, 2015, tecnica mista su tela, cm 70×50


Segmenti multivari

La collezione “Segmenti multipli” contiene lavori concettualmente costruiti quale frutto di una ricerca estetica e contenutistica che si pone come obiettivo di svelare e di dare una forma all’invisibile. Ricorrendo alla tecnica mista, tesso una fitta trama di piccoli segni incisi sul supporto, ai quali sovrappongo una serie di segmenti di variegata cromia, ma appena accennati, come ombre di linee che lasciano solo la traccia prima di dissolversi. Si osservano segmenti in movimento e ogni segmento va verso un senso e una direzione precisa e si interseca con altri segmenti che fluttuano su un fondo che li trasla per il metallizzante e il piano irregolare. Spostandoci visivamente, per effetto della luce che esalta il colore metallico del fondo, i segmenti scompaiono.

Segmenti multivari, 2015, tecnica mista su tela, 70×100

Segmenti multipli, 2014, tecnica mista su tela, cm 70×50

Segmenti multipli, 2015, tecnica mista su tela, cm 80×80

Segmenti multipli, 2014, tecnica mista su tela, cm 80×80


Festa della Repubblica Italiana a Monaco

Monaco, 2 giugno 2017

A Monaco una grande festa della Repubblica Italiana, la comunità italiana raccolta intorno all’Ambasciatore Gallo per le celebrazioni del 2 giugno, alla presenza di S.A.S. il Principe Alberto II

Gli spazi esterni del Monte-Carlo Beach erano addobbati nel segno del tricolore italiano, cosi come verde bianco e rosso era il pallone aerostatico che si rifletteva nella piscina, intorno alla quale grandi schermi divulgavano immagini dei luoghi più belli della Penisola, mentre all’interno dei locali speciali maschere a 3D portavano i visitatori a fare un tour virtuale dell’Italia. Tre tenori hanno intonato gli inni d’Italia e del Principato di Monaco a cui hanno fatto seguito i saluti di S.A.S. Aberto II e di S.E. l’Ambasciatore Cristiano Gallo, che hanno ribadito la grande importanza che i rapporti tra le due nazioni rivestono soprattutto alla luce di una comunità italiana in forte crescita, con oltre 8300 residenti italiani in territorio monegasco.

E’ stata esposta sul palco un’opera dell’artista calabrese Pier Paolo Nudi, “l’Italia in 3D” la bandiera italiana su tela estroflessa che simboleggia la luce del “genio italico”, il suo riflettersi nello spazio, il gusto e lo stile italiano, sinonimi di bellezza ma anche dell’energia che le sfide del nostro tempo richiedono. L’opera è stata devoluta alll’Ambasciata Italiana di Monaco arricchendone la sua preziosa collezione di opere d’arte.


Multivario

L’utilizzo di materiali differenti serve ad ottenere effetti, grazie ai quali le dimensioni spaziali e le intersezioni di linee e colori  creano combinazioni in grado di influenzare la percezione visiva. Il sogno è rendere il “non reale” – nelle sue diverse relazioni e dimensioni – “reale”. L’opera d’arte diviene il tramite per la comprensione del multidimensionalismo e faro guida per districarsi nella illusorietà del mondo. Ogni segmento osservabile, non è che altro un insieme di punti dinamici ed ogni segmento sono più dimensioni – profondamente percepite  – che virano verso una direzione, intersecandosi con altri segmenti ed altre dimensioni su un supporto irregolare che li trasporta. L’opera non è altro che la fusione delle dimensioni multiple tra spazio e tempo vissuto: dimensioni umane in relazione al tempo che scorre, segmenti che fluttuano su un piano costruito tecnicamente irregolare.

Multivario, 2011, tecnica mista su tela, cm 70×50

La collezione  “Multivario” include opere che evidenziano le diverse componenti che influenzano il cammino della mia esistenza. L’utilizzo di materiali differenti serve ad ottenere effetti, grazie ai quali le dimensioni spaziali e le intersezioni di linee e striature di colore creano una combinazioni in grado di influenzare la percezione visiva. L’opera d’arte diviene il tramite per la comprensione del multidimensionalismo. Ogni striatura di colore osservabile, non è che un insieme di punti dinamici (dimensioni), che si intersecano con altre striature di colore su un supporto irregolare che li trasporta. E’ una metafora di quei fattori che influenzano il corso della nostra vita, impalpabili, inafferrabili, ma percepibili, in grado di deviare il cammino dell’esistenza con la loro imprevedibilità. Le opere, si appropriano simbolicamente di quella rappresentazione realizzata nel piano, che sintetizza tramite le striature di colore il significato di più dimensioni. La superficie dell’opera è una piccola porzione di un piano immaginario infinito che si inviluppa con altri piani.

Multivario, 2011, tecnica mista su tela, cm 70×50

Multivario, 2010, tecnica mista su tela, cm 70×100 cm

Multivario, 2010, tecnica mista su tela, cm 40×50

Multivario, 2011, tecnica mista su tela, cm 70×50