L’opera estroflessa si disintegra e semplifica nello stesso tempo, attraverso il codice Baudot dove i simboli utilizzati sono solo due grazie ad un sistema di codifica binario. Ciò che si genera sono diversi istanti che Pier Paolo comprende e gestisce. Il codice, che si sviluppa in maniera ciclica, diventa linguaggio, scrittura visiva che grazie al colore e all’assenza del colore stesso da vita all’alfabeto spazio-tempo superando quella condizione tridimensionale grazie ai poligoni che conquistano spazi assegnati e distanze definite.

Roberto Sottile

 

La collezione “Codice multiplo” comprende opere che trasportano un linguaggio meccanico sviluppato nel 1874, il Codice Baudot.  Questo codice fu utilizzato nelle telescriventi per molti decenni, per essere poi soppiantato dai sistemi EBCDIC e ASCII.

Il codice Baudot introduce una semplificazione importante: i simboli utilizzati sono soltanto due, sistema di codifica binario. Ogni carattere viene codificato nel codice Baudot con una sequenza di 5 bit e un nastro di carta veniva forato (si legge in senso verticale). L’opera trasporta un linguaggio nello spazio (tridimensionalismo) e nel tempo (quarta dimensione, componente che costituisce lo spazio-tempo quadridimensionale). I poligoni colorati estroflessi, lavorano nel cromodinamico, rappresentano il multidimensionalismo (multi spazio, oltre la quarta dimensione) di una condizione specifica attraverso il linguaggio. Domina nella rappresentazione la realtà delle diverse dimensioni impalpabili di una condizione.

HdueO, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 70×90 cm
Freedom, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 60x80cm
Smog, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 80×80 cm
Atomic, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 70×90
Plastic, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 60x80cm