Indagare e osservare la multidimensionalità, dove il piano finito dell’opera d’arte si scontra con lo spazio infinito. La struttura è in continuo movimento estroflesso e la terza dimensione raggiunge la sua piena evoluzione registrando la variabile del tempo quadridimensionale. L’impianto della composizione geometrica, alla base di questo ciclo artistico, si regola attraverso l’equilibrio della poetica del caso e della ripetizioni dei colori che possono generare soluzioni infinite in uno spazio apparentemente finito, capace però di accogliere infinitesime soluzioni. Pier Paolo crea sintesi e nello stesso tempo sviluppa una composizione ordinatamente complessa dove il colore prende forma e conquista spazio sull’opera.

Roberto Sottile

 

Dimensionale cromodinamico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 70×70 cm

 

La collezione “Dimensionale cromodinamico” comprende opere che si appropriano della tecnica dell’estroflessione per indagare e osservare la “multidimensionalità“. La tela finita dai suoi confini fisici è la rappresentazione di uno spazio relativamente infinito, lo spazio definito dell’opera descrive l’infinito e l’infinitesimo. Il supporto non è più bidimensionale, ma tridimensionale, volumi e forme (lunghezza, larghezza, profondità), e coglie la quarta dimensione, il tempo. Sono opere dinamiche, poiché esposte alla luce naturale, le ombre e la luce create dal supporto estroflesso cambiano, registrando la variabile tempo (componente che costituisce lo spazio-tempo quadridimensionale). La superficie viene violata non solo dalla luce, ma anche da segmenti e da poligoni colorati (cromodinamici). La scelta del colore dei poligoni è in parte random, viene lasciata al caso (poetica del caso), avviene con schemi di campionamento casuale semplice con ripetizione (colore da inserire) e senza ripetizione (sezione da colorare). Il triangolo bianco rappresenta i colori non considerati (ulteriori dimensioni) nella scelta iniziale della scala cromatica, il bianco è la somma dei colori (li contiene tutti) trasporta l’errore (stocasticità dell’opera). Mantenendo la stessa forma estroflessa e cambiando i poligoni colorati (con infinite possibili combinazioni) l’opera varia all’infinito. I poligoni di colore creano infinite sfumature autonome (infinitesimo cromatico) mediante la luce (cromodinamismo). Producono un punto massimo e minimo di luce e nel mezzo una infinità di sfumature, il punto di minimo e di massimo di luce è una dicotomia cromatica (vertici del triangolo). Le infinite sfumature nel mezzo del poligono tendono verso i vertici del triangolo senza toccarli mai, come se studiassimo il limite di una funzione che tende a zero (infinitesimo, forma indeterminata). Inoltre, i triangoli di colore variano la propria lunghezza d’onda e la propria frequenza, mediante la luce e la diversa disposizione nell’opera. I poligoni sono la sintesi di dimensioni multiple indagate e associate ai triangoli di colore dall’artefice ed entrano a far parte dell’opera, costituiscono la multidimensionalità (indagine fisica oltre la quarta dimensione).

 

Dimensionale cromodinamico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 60×60
Dimensionale cromodinamico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 60×60
Dimensionale cromodinamico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 70x70cm
Dimensionale cromodinamico, Acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 70×70 cm
Dimensionale multiplo, Acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 30×30 cm
Dimensionale cromodinamico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 60×60 cm
Dimensionale triangolare, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 50×50 cm
Dimensionale cromodinamico, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 60×60 cm
Dimensionale multiplo, acrilico su tela estroflessa riportata su tavola, 80×80 cm