Pier Paolo Nudi, artista calabrese, cresciuto nella bella Rende, è un pittore di pensieri in un intreccio di opere concettuali elaborate in uno stile eclettico, che discende non da un ardore improvviso ma da un progetto precostituito nella memoria. L’artista propone una riflessione sul mondo attraverso originali forme su tele estroflesse applicate su tavola. Il risultato è in lavori che offrono differenti gradi di lettura affidati a sintesi di forme e colori. Il percorso di Nudi parte dalla bidimensionalità della tela per arrivare alla tridimensionalità. Da qui nasce la Multivariarte, ovvero la multiforme varietà di espressioni artistiche.

Vittorio Sgarbi – 2017

Dall’11 al 18 marzo presso la Iori Casa d’Aste, in via P. Cella 21 a Piacenza in collaborazione con la GlobArt di Andrea Bellusci, andrà in scena la mostra personale dedicata all’artista Pier Paolo Nudi. Già vincitore del Galà de l’Art 2016 di Montecarlo, l’evento culturale patrocinato dall’Ambasciata Italiana nel Principato di Monaco, Nudi arriva a Piacenza per presentare il suo ricco e affascinante percorso pittorico. Uno stile eclettico ed innovativo, tanto da attirare l’attenzione del critico Vittorio Sgarbi, che ha voluto tenere a battesimo l’apertura della mostra. La sua è un arte che prende forma da una profonda e meditata riflessione sul mondo visto attraverso differenti chiavi di lettura: scientifico, metafisico, psicologico e emotivo. Nasce da qui la definizione di Multivariarte, un approccio si potrebbe dire olistico alla multiforme varietà di espressioni artistiche. Il risultato sono lavori che supportano differenti gradi di lettura affidati a forme spaziali, pigmentazioni materiche e colori. Un percorso quello di Nudi che parte da una bidimensionalità per giungere fino al concetto di tridimensionalità nello spazio tanto caro ad artisti come Fontana o Bonalumi. Negli ultimi lavori le tele di Nudi invadono lo spazio e lo fanno con la delicatezza e la sensibilità propria del suo linguaggio. Protagonista dei nuovi lavori è, infatti, la trasparenza: gioco di superfici che si sovrappongono emergendo dalla tela attraverso supporti metallici velati da tessuti leggeri e impalpabili che lasciano intravedere gli interventi pittorici applicati con forza sulle tele sottostanti. Il risultato sono quadri dove al rigore matematico delle forme si contrappone alla poesia di un tessuto che sembra quasi respirare. Ed è proprio da questo ultimo filone stilistico che appartengono le due opere inedite che saranno mostrate al pubblico per la prima volta durante l’esposizione alla Iori Casa d’Aste. La prima sarà un lavoro sulle Estroflessioni Trasparenti, la seconda invece è frutto di un’ulteriore elaborazione di Nudi, nata dalla reinterpretazione del Codice Baudot, un linguaggio meccanico usato dalle vecchie telescriventi che Nudi unisce in un mix tra scienza, linguaggio e, appunto, poesia.

Arianna Groppi  – 2017

Nudi, simbolismo ermetico dai colori accessi e dinamici.  Passato, presente o futuro, l’arte interagisce sempre con queste dimensioni. Gli artisti si ispirano spesso al passato, contestualizzano poi l’opera nell’attualità cercando infine proiezioni in avanti. Spesso riuscendovi come dimostra “Multivariarte”, personale di Pier Paolo Nudi, allestita presso Iori Casa d’Aste, in via Cella, 9 – Piacenza. Calabrese, nato nel 1971, ha esordito nei primi anni ’90 e da allora ha cambiato vari stili trovando, da ultimo, stabilità fra Astratto e Concettuale. Si muove fra due codici espressivi: da un lato tecniche miste su fondo piatto che ribadiscono una certa vitalità. Troviamo poi varie serie e cioè: “Approssimazioni”, “Traslucenze”, “Evanescenze”, “Multivario” e “Segmenti multipli”, tutte caratterizzate da frantumata e complessa linearità.  Dall’altro troviamo le ambiziose e suggestive “Opere estroflesse”,  acrilici ottenuti movimentando con geometrico rigore il supporto. E’ affidato al colore puro, in triangolini sapientemente alternati nell’arcobaleno cromatico, l’accentuazione del  dinamismo. Le sue opere diventano così un’alternativa ai dipinti, un superamento del piano rappresentativo verso un simbolismo forse ermetico e uno schematismo talora embrionalmente umanizzato. Forse c’è uno spazio dietro le tele, forse c’è un ritratto o un segno da decifrare, comunque le opere di Nudi arricchiscono il filone dell’estroflessione nell’arte. Quello formato da Agostino Bonalumi, Enrico Castellani e in parte Turi Simeti che hanno inventato la dilatazione dello spazio della superficie.

Quotidiano Libertà, Fabio Bianchi – 2017

Nudi ha un gallerista che apre il suo spazio per esporre i dipinti e mostrarli con una finalità che è quella di aumentare la conoscenza dell’artista e di creare un mercato intorno all’artista, perché non c’è un artista che vive senza mercato, come un pesce che stia fuori dall’acqua. L’operazione è complessa, certo è meglio conoscere un’artista in più che un’artista in meno, occorre anche immaginare che Nudi riesca a colpire l’attenzione di alcuni, perché alcune delle sue opere cambino casa e vadano dalla galleria nella casa di quelli che penseranno che i dipinti di Nudi sono interessanti per loro, pur non essendo dipinti figurativi, pur non essendo dipinti religiosi, pur non essendo dipinti di pittura di genere, ma sono dipinti di concetto, sono pensieri prima che dipinti. Quindi occorre un processo che è tipico dell’arte del novecento che è quello di capire cosa fa un artista rispetto quello che facevano gli artisti su commissione, avevano qualcuno che gli chiedeva un dipinto per un chiesa, per una casa. Qui invece Nudi vive nel suo studio in solitudine, pensa e cerca di stare all’interno di un segmento di estetica. Cento anni fa, comincia  il novecento, a parte le avanguardie che alcuni conoscono come i futuristi; il futurismo è diventato un fenomeno che si diffonde al di la di Milano o di Roma, era un costume un modo di vivere. Dopo che il novecento si apre con queste proposte provocatorie, ce n’è una somma, che è quella di esporre un Orinatoio, cento anni fa Duchamp espone un Orinatoio, che lascia molto perplessi ancora oggi dopo cento anni. Quel Orinatoio ha significato molto per cambiare lo spirito dell’arte, le finalità e gli obiettivi degli artisti. Un artista che oggi è molto popolare, che si chiama Cattelan ha fatto una cosa che ho inteso come commemorazione, ha donato al Moma un water, non è andato molto più in la, fa sorridere e può sembrare un modo per dire beh, è un ricordo di quella cosa di cento anni fa. Sono passati ben cento anni, però Cattelan è stato più intelligente perché lo ha fatto d’oro per dire che è prezioso, non è soltanto un water di quelli che vengono prodotti di design in multipli e poi l’ha messo nel cesso, lo ha rimesso nella sua funzione, uno va al Moma va a cacare, caca dentro l’opera, l’opera vale un sacco di soldi, però il water ha ripreso la sua funzione e ogni quarto d’ora viene ripulito. Questa è un’idea bizzarra, rimettiamo al posto giusto ciò che è stato tolto. Perché Duchamp portò un Orinatoio in un museo? Per un procedimento assai singolare per la libertà degli artisti, perché nei musei ci stanno delle cose importanti. Un Antonello lo metti in un museo, come in una banca, come un luogo protetto, un luogo prezioso, un luogo delle meraviglie. Se le meraviglie sono nel museo, il museo diventa il luogo delle meraviglie, qualunque cosa metta in un museo diventa un’opera d’arte. E’ un processo rovesciato, prendo un’opera qualunque, un oggetto, lo metto in un museo, la gente lo guarda come opera d’arte, sei abituato a vedere anche delle cose provocatorie, vedi un oggetto qualunque, questa è un’opera d’arte. Questo è importante ricordarlo perché in questa percezione il novecento è tutta una ricerca di far passare alcune cose che sono un tuo pensiero, una tua idea, una tua visione del mondo, come opere d’arte spesso riuscendoci, mentre prima le opere d’arte illustravano dei contenuti storici, religiosi, erano sublimazioni. L’Annunciata di Antonello, è una Madonna talmente sublime che proprio come la dipinge il pittore te la fa guardare come un capolavoro, ma il soggetto è un soggetto dato, è la madre di Cristo, quante sono le madri di Cristo nella pittura? Infinite, fino al momento in cui non hanno stabilito che un figlio può avere due padri. Il tema prevalente dell’arte era la madonna con il bambino, adesso avremmo il bambino con due San Giuseppe, ed è una evoluzione. Una volta c’era la mamma con il bambino, era bellissimo, se il tema è la maternità adesso hai due culi che producono un bambino. Siamo di fronte a molte rivoluzioni anche rispetto ai temi tradizionali. Ma con Nudi siamo fuori da questa logica perché siamo in un secolo, quando tu pensi al novecento, pensi all’astrattismo. L’astrattismo è forse la componente prevalente, più della provocazione in senso più preciso di un Orinatoio, più che l’informale, più che le mille avanguardie. L’astrattismo sembra vuol dire arte contemporanea. Cos’è un opera di arte astratta? E’ un’opera che non rappresenta niente, cioè non rappresenta la realtà, non la specchia, rappresenta un pensiero, un’idea, al punto tale che tra la rivoluzione del novecento l’astrattismo ne ha una che è veramente diabolica, poco dopo l’Orinatoio, comincia l’arte astratta più rappresentativa e quindi arriviamo ad un pittore che si chiama Piet Mondrian che fa delle cose che sicuramente rientrano anche nella visione di Nudi. Più avanti ancora, verso il 1951, un pittore taglia la tela. Quel taglio della tela è una grande rivoluzione perché, cosa fai invece che dipingere sulla tela? La tagli, quindi rendi il supporto impossibile da usare per dipingere e dici l’arte è finita perché vai oltre la tela. Certo è bella l’idea perché vedi quello che c’è dietro e come se dicessi cerchiamo di vedere che oltre le cose, c’è Dio, comunque vuol dire dopo di me non puoi fare più niente, come fai a dipingere e questo è un procedimento. Questo procedimento ne ha subito dopo un altro, siamo nel ’67 e nasce l’arte povera. Invece nell’arte medioevale il fondo è un fondo oro, fondo oro vuol dire, un fondo con una luce che è la luce di Dio, come nel mondo Bizantino, nel mondo Russo, tu hai questa immagine di proiezione verso lo spazio non reale. Poi arrivano Piero della Francesca e Antonello, prospettiva, vedi uno spazio dipinto con la prospettiva per dare il senso della profondità, poi vai avanti e arrivi al taglio della tela e ormai con il taglio della tela non c’è più niente. No c’è ancora qualcosa, un autore che si chiama Pistoletto inventa lo specchio, cioè sul fondo non c’è né l’oro né la prospettiva ma c’è uno specchio. A cosa serve lo specchio? E’ interessante come idea anche se molto fortunata e molto ripetitiva, ogni volta che guardi il quadro, il quadro cambia, perché lo specchio ha una sagoma che è una donna, un amico, una persona, che si applica come una fotografia sopra lo specchio, però poi tu passi davanti e ci sei anche tu, quindi il quadro cambia ogni volta, lo specchio ti pone un’infinità di varianti, che non ti poteva porre né il fondo oro e né il taglio della tela.

Poi ci sono e in questi anni sono diventate la cosa più importante degli anni ’70 e ’80, su cui Nudi evidentemente si muove, il segmento di quelli che dalla superficie della tela, prima e dopo il taglio, vogliono creare delle dimensioni non bidimensionali ma tridimensionali, ne vengono fuori autori che si chiamano, lo presentai per primo quando ero ragazzo, Agostino Bonalumi ed Enrico Castellani. Il primo morto il secondo ancora vivo. Questo artista ha avuto molto fortuna è ha fatto come nei dipinti di Nudi, queste che si chiamano estroflessioni, cioè delle protuberanze, delle tette ai quadri, li ha gonfiati, poi è arrivato uno che ha avuto molta fortuna che si chiama Simeti e quindi improvvisamente quelle opere di Castellani e ancora di più di Bonalumi che costavano venti o trenta mila euro sono arrivate a sfiorare il milione di euro. Il mercato ha premiato queste estroflessioni, generalmente quelle di Castellani sono monocrome, bianche, rosse e hanno queste numerose protuberanze che spingono in avanti attraverso, lo raccontava Nudi, un telaio con dei punzoni che spingono in avanti la tela e con una tendenza a far si che le forme siano autonome dai colori non dal colore, i colori posso essere dieci ma sempre lo stesso per ogni quadro, bianco prevalentemente o anche altri colori. Ma si pensa che è sufficiente l’elemento figurativo della spinta in avanti di questi punzoni per dare il senso del volume dello spazio, di ombre, quindi Nudi è tra i primi che introduce  i colori, cioè Nudi prende la tela estroflessa e la dipinge, ci mette sopra degli elementi per altro astratti, quindi è anche interessante poter fare una figura, una volta che hai spinto avanti la tela con tutte queste protuberanze potresti farci sopra un paesaggio, invece Nudi mantiene il rigore del colore astratto. Nudi tra un punzone e l’altro, tra un elemento che spinge in avanti, mette dei triangoli colorati e quindi rende vivo il colore la superficie. E’ una cosa abbastanza originale non è escluso che fra vent’anni, come è accaduto a Castellani, i quadri di Nudi costino due  milioni di dollari, quindi forse oggi è più conveniente prenderli, perché dici li pago di meno. Se il filone estroflesso ha il futuro che annunciano questi ultimi anni, Nudi è un ragazzo intelligente, si è messo nel filone giusto. Perché quando mi occupavo di Bonalumi e Castellani, beh Castellani era molto raffinato, era già molto considerato, perché l’idea era buona. E’ un’idea ulteriore il problema di trovare sulla tela, che è sempre la stessa, delle idee di mutamento di quello che tu rappresenti, anche in questo caso mutamento del supporto, fu questa l’idea dopo il taglio di Fontana che caratterizzò Castellani. Bonalumi aveva meno fortuna, ma quando lo ho conosciuto era un poverino che vendeva i quadri a cifre modeste, oggi Bonalumi anche lui è arrivato a toccare e superare il milione di euro. Invece l’estroflessione ha avuto fortuna, è una fortuna recente, infatti quando ho visto le immagini ho pensato che il giovane Nudi, ho capito che era giovane, aveva deciso, come uno decide di essere astratto, figurativo, informale può esserlo in un filone che è già partito e che ha i suoi rappresentanti, anche degli epigoni, di stare dentro questo filone, pensando che qui c’è una visione del mondo, è un’interpretazione. E’ stato il punto di vista che questi artisti hanno assunto e a cui Nudi sul piano tecnico e sul piano anche della pulizia dell’immagine si è orientato. Simeti è Siciliano, Castellani è di Rovigo, Bonalumi era della provincia di Monza, invece il nostro Nudi è calabrese, ma non è calabrese, calabrese proprio, è di un luogo della Calabria che non sembra Calabria, è di Rende. Conosco bene Rende, sono stato due volte deputato in Calabria, mi colpì il centro storico di Rende, in generale quella città, aveva avuto una civilizzazione, era diventata una città ben conservata per il suo centro storico, ho conservato nella mia mente un pensiero positivo di Rende. Rende è stata una città che ha avuto una politica evidentemente molto sveglia, e in una città come quella, posso crede che il giovane Nudi abbia capito che c’era spazio per l’arte, quindi che si sia formato in un’area dell’Italia difficile ma in cui c’era però un’attenzione, una sensibilità per le cose d’arte. Ha una buona provenienza Nudi, quando ho letto Rende dico beh è un ragazzo educato. Poi perché il gallerista ha puntato su di Nudi lo posso capire, credo l’abbia fatto per ragioni commerciali, questo giovane me lo porto vicino, se va come Castellani e Bonalumi siamo tutti ricchi e quindi voi fate una valutazione, su questo il critico in fondo serve a dare dei buoni consigli. L’artista è interessante, se avrà la fortuna che non solo merita, ma che lui ha concepito per se facendo questa scelta, perché non penso che quando si alza la mattina Nudi abbia  in mente un mondo estroflesso, Nudi lo fa apposta, nel senso che è convinto che questo sia un filone, c’è una volontà molto determinata di costruire quest’immagine dello spazio attraverso questa scelta e questo stile, per cui sicuramente è un giovane avveduto. Credo che ci sia dignità e impegno in questa scelta di Nudi e che quindi sia un’offerta di una cosa su cui si può riflettere. Nudi è un uomo che ha le idee chiare su quello che concepisce dell’arte contemporanea di fronte a qualcosa che oggi è di grande attualità e ha avuto un riscontro, pur essendo iniziata negli anni ’60 ’70, quindi ha consumato la sua corsa fino ad arrivare alla nostra attenzione nell’arco di più di quarant’anni, ma alla fine è uno dei momenti della grande arte italiana, che nel novecento non ha poi tanti momenti, c’è il futurismo, l’arte povera e pochi altri fenomeni. Questo a un certo punto è diventato un momento dell’arte italiana su cui il mondo riflette e quindi credo che questo abbia suggestionato e indirizzato la scelta di Nudi.

Discorso di Vittorio Sgarbi su Pier Paolo Nudi personale “Multivariarte” a Piacenza – 11 marzo 2017